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NICOLÒ TOMAINI

 

BIOGRAPHY

“Nicolò Tomaini nasce a Bellano (Lecco) il 23 settembre 1989, frequenta il liceo scientifico e successivamente la facoltà universitaria’ di Lettere a Bergamo; si affaccia al mondo della pittura da autodidatta: questo e’ quello che mi ricordo il resto lo sta ancora caricando il telefono…”

I TRAMONTI PIENI DI TRAMONTI

di Alessandro Baggi
2014

Da alcuni decenni è in atto una sovversione profonda del linguaggio: icone e simboli sono IMMAGINI, che però rimandano a parole, o a concetti.

 

La Pop Art ha lavorato in modo critico su marchi e insegne; eppure segnaletiche, lettere e disegnini permeano ancora il nostro quotidiano, dal macro-paesaggio urbano ai desktop dei nostri computer.

 

Tomaini lavora da tempo su questa “crisi del linguaggio”; la sua opera talvolta la irride, o la esalta. Ha trasformato La F di Facebook in una svastica, l’uccellino di Twitter in un (ancor) più disturbante leitmotiv, allestendo uno spettacolo di segni degradati dagli stessi concetti che veicolano, dalla loro ridondanza.

 

Non è colpa sua se quella F tremenda ci domina, e sa TUTTO di noi; non è colpa sua se l’uccellino digitale cinguetta quasi sempre telegrafiche sciocchezze. Tomaini ne denuncia l’onnipresenza con leggerezza , raggiungendo un equilibrio tra forma e contenuto che un tempo era proprio di alcune leggiadre immagini pubblicitarie.

 

I lavori recenti di Tomaini hanno spostato la sua sfera di indagine in ciò che forse è il vero fulcro contemporaneo dello scontro tra immagine e parola: il cellulare, nel suo modello più simbolico e identificabile. Quello che più rapidamente divora la realtà e la converte in tecnologia; quello che fa le foto, che si “connette”, che con un semplice tocco del dito ingloba tramonti e frasi d’amore e li incanala nel tormento degli algoritmi (nuova grammatica segreta del mondo).

 

L’artista attacca al cuore questa scatola magica dell’uomo moderno, che ha soppiantato la televisione: ma non cerca di romperla o di oltraggiarla. La guarda e ce la fa guardare, liberandola dalla funzione (che forse è ancora l’unico modo di apprezzare la forma di un orinatoio o di un macinino da caffè).

 

Tomaini ora fa i quadri con i cavi di Sky, con gli I-Phone incollati sulla tela e dipinti di verde, allestendo così immagini che rimandano a parole piene di immagini che sono piene di parole. Immagini che al contempo sono mute, e irriducibili come libellule del Pleistocene.

 

Sarà bello e gelido e paradossale vederle splendere sugli schermi dei nostri I-Phone, in un cortocircuito tra segno e senso.

 

Verranno giorni senza nome, coi tramonti pieni di tramonti.
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